Meno carboidrati, più grassi: come far sparire gli attacchi di EMICRANIA con la DIETA CHETOGENICA

La dieta chetogenica è un particolare regime alimentare che simula il digiuno mediante la restrizione dell’assunzione di carboidrati. È stata sviluppata circa cento anni fa per trattare i bambini epilettici farmaco-resistente ed è ora in fase di studio anche per trattare l’emicrania.

Prima che la dieta chetogenica diventasse la nuova tendenza in tema di diete a basso contenuto di carboidrati, in effetti, essa veniva usata per trattare l’epilessia nei bambini, in quanto i medici avevano osservato che il digiuno riduceva la quantità di convulsioni, e che mangiare prevalentemente grassi e poco altro simulava gli effetti del digiuno nel cervello. Il tipo di dieta chetogenica che è stato sviluppato recentemente per trattare l’obesità e la sindrome metabolica, invece, è una dieta povera di grassi (10-15 grammi al giorno) e carboidrati (20-50 grammi al giorno) ed è conosciuta come dieta chetogenica a bassissime calorie (VLCKD).

Durante una dieta chetogenica, la restrizione di carboidrati induce il metabolismo dei grassi a produrre i cosiddetti corpi chetonici, i quali sostituiscono i carboidrati e diventano la fonte energetica di diverse cellule del corpo tra cui i neuroni. Nella dieta chetogenica classica, il grasso contenuto negli alimenti è la fonte di produzione dei corpi chetonici, mentre nelle diete VLCKD i corpi chetonici vengono prodotti attraverso i grassi contenuti nel tessuto adiposo. In pratica è come se avvenisse una sorta di auto-liposuzione biochimica.

Ogni molecola di corpi chetonici produce più energia rispetto al glucosio, ma meno stress ossidativo: il cervello e i muscoli possono, quindi, lavorare più efficacemente. Questa “spinta” energetica data dai corpi chetonici è molto importante per i pazienti emicranici poiché essi sono generalmente portatori di un deficit energetico nel cervello. In più, i corpi chetonici esercitano un effetto antinfiammatorio, molto importante perché l’infiammazione “sterile” (ossia quella causata da un danno anziché da microbi) è al centro dell’emicrania. I corpi chetonici smorzano l’infiammazione neurogena che è comune sia all’epilessia che all’emicrania e modulano l’eccitabilità corticale, cioè la frequenza di scarica dei neuroni.

Un altro motivo per cui la dieta chetogenica parrebbe essere efficace sui pazienti emicranici è che, nella maggior parte di casi, essi mostrano anche risultati anomali nei test di tolleranza al glucosio dal punto di vista della risposta glicemica e insulinemica all’assunzione dello zucchero. Poiché il glucosio è una forma di carboidrato, una dieta a basso contenuto di carboidrati potrebbe mitigare tali risposte.

In pratica, la combinazione di corpi chetonici e il cambiamento della risposta al glucosio potrebbero essere la ragione degli straordinari effetti terapeutici osservati nei pazienti emicranici e in pazienti con cefalea a grappolo (la forma più severa di cefalea). La dieta chetogenica non funziona, invece, per la cefalea tensiva né per la cefalea cervicogenica, una forma di cefalea secondaria che origina da disfunzioni articolari o dei tessuti molli cervicali.

La dieta chetogenica può quindi essere una valida opzione per tutti i pazienti emicranici farmaco-resistenti, per i pazienti con cefalea a grappolo e, nella sua forma ipocalorica, per i pazienti emicranici sovrappeso e obesi. Solitamente i pazienti motivati non trovano difficile seguire tale dieta soprattutto perché gli effetti collaterali e gli eventi avversi sono pochi rispetto ai più comuni trattamenti farmacologici e di prevenzione. Gli effetti collaterali più frequenti, infatti, sono lievi: moderati sintomi gastro-intestinali, facilmente gestibili con prodotti da banco, e, per alcuni pazienti emicranici, perdita di capelli. Sebbene non vi siano rischi particolari e controindicazioni assolute per i pazienti che seguono la dieta chetogenica, eccetto i pazienti con diabete di tipo I per cui è controindicata, è sempre buona norma affidarsi alla supervisione di uno specialista: se la dieta non è condotta correttamente, infatti, può essere poco salutare.

Articolo scritto dalla Dott.ssa Gaia De Sanctis – Biologa Nutrizionista del Centro Polispecialistico Colibrì.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.